Ormai due anni e mezzo fa, Sergio Marchionne, in una intervista, decretava la fine di uno dei marchi più gloriosi della storia automobilistica italiana: la Lancia.
Marchionne, si agganciava giustamente ai numeri delle vendite a livello internazionale ed alla necessità, nel momento di crisi contingente, di concentrare gli investimenti su altro marchio, anch’esso allora in agonia, ma considerato potenzialmente più redditizio nel lungo periodo: l’Alfa Romeo.
La Lancia era già in difficoltà da oltre un ventennio, lo era anche quando la crisi di oggi non esisteva ancora e in particolare lo è stata dal momento in cui in listino non sono stati più presenti modelli come la Delta (quella nata nel lontato 1979) e la Thema del 1984.

Vani sono stati i tentativi di replicare il successo di quei modelli che tanto avevano rappresentato la continuità di auto, che da sempre nella tradizione del marchio, coniugavano lusso e sportività come: l’Aurelia (berlina, coupè e spider) la Fulvia (berlina e coupè) la Flavia del 1960 (berlina, coupè e convertibile) la Stratos, la Beta nelle varianti berlina, HPE, coupè e la sportivissima Montecarlo, per arrivare appunto alla suddetta Delta. Senza considerare i successi sportivi nell’ambito dei rally con all’attivo 10 titoli mondiali vinti di cui 6 consecutivi dal 1987 al 1992.

Ed è proprio dopo l’ultimo titolo del mondiale Rally, vinto con la mitica Delta HF Integrale Evoluzione che è iniziato il declino. L’insuccesso della Delta seconda serie del 1993 prima e della Thesis poi, hanno generato una emorragia in termini di costi/ricavi difficilmente colmabile dalle vendite della Delta terza serie e della piccola Y (oggi la Ypsilon ancora in listino) unici modelli che sono riusciti a portare i clienti in concessionaria negli ultimi anni.
Le cose sono ulteriormente peggiorate quando è stato applicato il marchio sulla mascherina della Chrysler 300 C, della Chrysler 200 cabriolet e della Grand Voyager rinominandole rispettivamente Thema, Flavia e Voyager. Questa operazione, è stata dettata dalla necessità di contenere i costi di realizzazione di nuovi modelli ma a conti fatti non ha ottenuto gli effetti sperati.
La nuova Thema 2011, che ha fatto storcere il naso ai puristi, resta comunque una buona auto, il prezzo non era affatto esagerato in rapporto alle dotazioni ed è stato fatto un ottimo lavoro sull’assetto (non cedevole come nelle auto americane) e sulle finiture che risultano di qualità (con pelle di serie sin dalla versione “base”) ma, a nostro avviso, i motori sono stati improponibili per realizzare vendite in europa e ancor meno in Italia, specialmente in questi momenti di crisi.

Il 3.6 litri V6 a benzina Pentastar, con i suoi 286 CV, oltre a richiedere continue soste dal benzinaio, obbliga a pagare, da noi in Italia, il superbollo. Il 3 litri turbo diesel, che sarebbe dovuto essere il più richiesto, fa drizzare le antenne al fisco per la cilindrata elevata e non apporta poi grandi benefici in termini di consumi, visto che nella versione più potente si raggiungono in media circa 9 Km con un litro di gasolio. Forse, almeno da noi, sarebbero state apprezzate in listino versioni con motori turbo a benzina e diesel più piccoli di cilindrata. Magari sarebbe stato sufficiente prendere il 1750 turbo benzina dalla banca organi dell’Alfa Romeo che, nella versione più performante (quella della 4C e della Giulietta QV per intendersi), eroga 240 cavalli e poi magari utilizzare il 1900 biturbo diesel da 190 CV che per un periodo ha equipaggiato la nuova delta e che come potenza equivale al 3 litri turbo diesel in versione base.
Discorso ben diverso va fatto per la Lancia Flavia 2012, un auto di quasi 5 metri di lunghezza, con un motore 2.4 litri a benzina poco potente e dai consumi elevati che in Europa ha trovato con fatica una collocazione. Il cambio disponibile era solo automatico, l’assetto non troppo morbido, le finiture adeguate così come anche la dotazione ma da una scoperta ci si aspetterebbe anche un pò di emozione e non solo di passeggiare a cielo aperto. Inoltre, secondo noi, è mancata una motorizzazione turbo diesel che poteva essere una soluzione da prendere in considerazione per invogliare l’acquisto, migliorare le doti di ripresa e mitigare i costi di gestione.

Stesse considerazioni per l’altro modello menzionato, la Voyager: si tratta di un’auto enorme, pesante e con un motore non molto potente in rapporto alla cilindrata di 2.8 litri a gasolio turbo compresso. A farne le spese sono state l’agilità, gli spazi di arresto e le prestazioni con consumi piuttosto elevati. Ovviamente, date le dimensioni, lo spazio, la vivibilità ed il comfort sono ottimi così pure la dotazione in rapporto al prezzo, ma i due metri di larghezza e i 5,22 di lunghezza mal si adattano alle strade europee a differenza delle freeway americane e certo non ha invogliato i clienti ad orientarsi verso la scelta di un auto come questa.
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Sulla base di quanto esposto, concordiamo con il fatto che le vendite non ci sono state, che la congiuntura è negativa e che forse il grande pubblico si sia disaffezionato al marchio, ma riteniamo anche che forse le scelte di rilancio adottate negli ultimi anni, quelli che ne avrebbero dovuto risollevare le sorti, non sono state sufficientemente incisive. Un vero peccato per questo grande marchio che rimarrà sempre nel cuore degli appassionati Italiani ed anche nel nostro.
Lo Staff di AutoConsulting
APPROFONDIMENTI DA WIKIPEDIA:
- Lancia Delta 1979
- Lancia Delta HF Integrale
- Lancia Delta 1993
- Lancia Thema
- Lancia Aurelia
- Lancia Fulvia
- Lancia Flavia 1960
- Lancia Stratos
- Lancia Beta
- Lancia Thesis
- Lancia Y
- Lancia Ypsilon
- Chrysler 300 C
- Chrysler 200
- Chrysler Grand Voyager
- Lancia Thema 2011
- Lancia Flavia 2012
- Lancia Voyager
- La Lancia nei Rally


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