Finalmente Classiche: la BMW 850i (E31)

Con questo articolo, inauguriamo una nuova rubrica dedicata ad auto di interesse storico che hanno lasciato un segno dal punto di vista tecnico, stilistico o sportivo e che hanno compiuto i canonici trent’anni, dalla loro presentazione, necessari per poter essere considerate storiche a tutti gli effetti.
Iniziamo questo viaggio con un auto, a nostro avviso, ancora molto bella, particolare ed attuale, tanto era avanti tecnicamente quando fu presentata a Francoforte nel 1989. Parliamo della BMW 850i, una coupè tre volumi di grandi dimensioni dalla filante linea senza tempo, caratterizzata da un frontale aggressivo con fari a scomparsa e da un posteriore, dalle spalle larghe, contraddistinto dai grandi fari con trasparente rosso e da due doppi scarichi di forma squadrata. Gli interni, dalle finiture impeccabili in ogni dettaglio, erano di una modernità tale per l’epoca che se non fossero traditi dall’assenza di schermi tattili e virtual cockpit, sembrerebbero quelli di una lussuosa coupè dei giorni nostri. Il profuso impiego dell’elettronica era coadiuvato e reso più affidabile, dall’utilizzo della tecnologia multiplex che permetteva la trasmissione multipla di dati tramite un solo cavo riducendo il peso, l’ingombro dei cablaggi e le probabilità di malfunzionamenti. I contenuti tecnologici erano per l’epoca di assoluta avanguardia, degni di nota: la regolazione automatica dello specchietto elettrico destro verso il basso quando si inserisce la retromarcia, per favorire la visibilità del margine stradale in manovra, il tergicritallo che regola le battute automaticamente diminuendole quando la vettura è ferma, il sistema di ricircolo dell’aria nell’abitacolo che si inserisce in autonomia nel caso in cui venga rilevata una quantità di inquinanti superiori ad una determinata soglia ed il climatizzatore automatico bizona. In fase di accesso al posto di guida, il volante, regolabile elettricamente, si sposta per agevolare l’ingresso al sedile, anch’esso regolabile elettricamente, con memoria. Dal momento che il montante centrale è assente, le cinture di sicurezza anteriori sono integrate nei sedili stessi. I vetri laterali, si abbassano di alcuni millimetri per consentire l’apertura della portiera e si alzano automaticamente oltre i 150 Km/h. Una volta chiusi, si bloccano all’interno di una particolare guarnizione che evita qualsiasi fruscio anche alle velocità più elevate. L’auto infatti raggiunge agevolmente la punta massima di 250 Km/h (autolimitata) grazie al poderoso 12 cilindri a V di 5.000 cm³ che eroga 299 CV a 5200 giri/min ed una coppia di 450 Nm a 4100 giri/min. La trasmissione può essere affidata ad un automatico a 4 rapporti con possibilità di selezione della modalità di guida (“Normale”, “Economica” e “Sportiva”) che però non esalta le doti dell’auto oppure ad un più adatto, ed esclusivo per l’epoca, manuale a 6 marce che meglio esprime le capacità del propulsore.
La frenata, potente e resistente, è assicurata da quattro freni a disco (anteriori autoventilanti) e ABS di serie. A richiesta era disponibile il dispositivo ASC + T che impedisce lo slittamento delle ruote motrici in accelerazione agendo sui freni posteriori, sulla farfalla dell’acceleratore e sull’anticipo accensione. Un sistema che può essere considerato come il precursore dell’attuale ESP. Di assoluta avanguardia tecnica anche il comparto sospensioni, in particolare quelle posteriori che prevedono un sofisticato sistema Multilink a 5 braccetti per ruota, il quale, oltre a permettere un eccellente assorbimento delle asperità del manto stradale, consente, nelle accelerazioni e nelle frenate in curva, di ottenere un leggero effetto sterzante delle ruote che va a compensare la naturale tendenza sovrasterzante delle trazioni posteriori. A richiesta era possibile avere anche il sistema di sospensioni a smorzamento controllato EDC, che consentono al conducente di scegliere tra un assetto più morbido ed uno più sportivo e dinamico. Il risultato di tale background tecnico, è una tenuta di strada praticamente perfetta in ogni situazione e condizione, con un comportamento neutro, sicuro, privo di sbandate che fa sembrare facili anche performance di alto livello, sia che si affrontino tratti misti ricchi di curve che si vogliano superare i 200 Km/h sul rettilineo di una Autobahn Tedesca. Il tutto nel più completo confort e silenzio, vista l’erogazione regolare, morbida e felpata del motore. E’ una vettura talmente “asettica” nelle reazioni, che i guidatori più sportivi potrebbero risultare quasi infastiditi dal minimo intervento che gli viene richiesto nelle correzioni anche durante la guida al limite. Tale comportamento denota uno sviluppo tecnico d’eccellenza che concorre ancora di più a rendere attuale la vettura nonostante sia passato oltre un quarto di secolo dalla sua progettazione.

Di seguito foto dell’epoca, scattate allo stand BMW del salone di Torino:

Nel 1992 fu introdotta la più aggressiva e sportiva versione CSi con una variante spinta del V12 che, elaborato dalla BMW Motorsport (la divisione sportiva del marchio bavarese) fu portato a 5.576 cm³ ottenendo così una potenza di 381 a 5300 giri/min e una coppia di 550 Nm a 4000 giri/min. Le differenze con la 850i erano evidenti anche esteticamente con quattro terminali accoppiati circolari e cromati, appendici aerodinamiche ai paraurti ed ai sottoporta e cerchi da 17 pollici. La CSi rappresenta la massima espressione della serie 8 anni novanta con un comportamento molto più incisivo e brutale accentuato dal rombo roco e cupo ai bassi regimi che si trasforma in un urlo fragoroso agli alti.

La CSi sarà l’unica E31 con la M nel DNA e resterà la versione più performante, dal momento che il progetto della M8 fu abbandonato, probabilmente per motivi prettamente commerciali, nonostante lo sviluppo fosse ormai in fase avanzata ed avesse dato origine già ad un prototipo funzionante.

Molti anni dopo è stato permesso alla stampa specializzata di prendere visione dell’unico esemplare di M8 (E31) prodotto di cui sono state comunicate le impressionanti, per l’epoca, caratteristiche tecniche. Il V12, portato a 6000 cm³, eroga 550 CV la trasmissione è affidata ad un cambio Gertrag a 6 marce, il corpo vettura risulta alleggerito grazie alla rimozione del divano posteriore, dei fari a scomparsa ed all’adozione di sedili anteriori da competizione. I cerchi dedicati sono parzialmente in carbonio.
Esteticamente si notano i passaruota posteriori allargati con prese d’aria, gli specchietti più piccoli ed aerodinamici ed i paraurti anteriore e posteriore dal design spiccatamente sportivo. Non sono disponibili dati precisi sulle prestazioni, ma non è difficile ipotizzare velocità superiori ai 300 Km/h e accelerazioni mozzafiato che l’avrebbero resa una degna rivale di Porsche e Ferrari. Ma se la M8 non entrò mai nei saloni dei concessionari, lo sviluppo del suo V12 non si fermò e nell’ultimo step della sua evoluzione, denominata S70/2, con una cilindrata di 6.064 cm³, si raggiunsero 627 CV. Quel motore fu poi utilizzato sulla McLaren F1.

Il segno lasciato da quest’auto nella storia della BMW, ha risvegliato la volontà di donargli quella che riteniamo essere l’unica sua vera erede, sia nel design della linea che nei contenuti tecnici d’eccellenza, ovvero l’attuale M850i xDrive (G15) denominata dalla casa dell’elica bianco-azzurra “THE 8” come si volesse porre l’accento sull’unicità del modello che porta il numero pari (identificativo delle coupè BMW) più alto di tutti. Dati alla mano, è in effetti arduo dare torto agli ingegneri tedeschi che hanno tirato fuori da un V8 di 4.400 cm³ biturbo ben 530 cavalli a 5300 giri/min ed una coppia di 750 Nm a 1800 giri/min che consentono uno scatto da 0 a 100 Km/h in soli 3.7 secondi.

Paragonare la E31 con la G15 dal punto di vista prestazionale comporta inevitabilmente la conseguenza di eclissare l’antenata degli anni novanta che, anche nella versione CSi, ha un accelerazione da 0 a 100 Km/h di poco inferiore ai 6 sec ma non dimentichiamo che ci sono voluti comunque trent’anni per realizzare qualcosa di veramente confrontabile sia nel design che nell’esclusività dei contenuti tecnici e prestazionali. Anche se rimarrà sempre il dubbio di sapere come sarebbe andata a finire la sfida tra le due generazioni se fosse mai stata prodotta la versione M della E31.

In conclusione, per chi ha le possibilità economiche e vuole levarsi la soddisfazione di guidare un auto senza tempo e di assoluta eccellenza tecnica è possibile ancora reperire sul mercato esemplari molto ben conservati, data l’ottima qualità costruttiva, che possono regalare grandi emozioni ai fortunati proprietari, anche solo ammirandola in tutta la sua eleganza, oltre a garantire una sicura rivalutazione negli anni a venire.

Lo staff di AutoConsulting

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